Punti elenco: quando proprio non possiamo farne a meno

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La nuova generazione di presentazioni zen, ci ha abituati a sostituire i concetti con le immagini, a limitare lo scritto all'essenziale e soprattutto ci ha messo addosso la fobia dei punti elenco. Una ragione c'è: gli elenchi puntati vengono quasi sempre usati a beneficio del relatore, gli servono per ricordarsi cosa  deve dire, e non per aiutare il pubblico a capire, a fissare le idee. Ecco perchè slide ricche di punti elenco si traducono quasi sempre in presentazioni di scarsa efficacia comunicativa. Sono pensate per il relatore, non per il pubblico.

Ma ci sono dei casi in cui l'uso di elenchi non solo è accettabile, ma anche consigliato: per brevi elenchi, per indicare gli argomenti principali della nostra presentazione, per evidenziare dei concetti chiave, per ricordare i passaggi principali di un processo, per permettere al pubblico di fissare le idee all'interno di una presentazione complessa, o paradossalmente troppo zen.  

Come fare allora per usare elenchi, e nello stesso tempo comunicare efficacemente? Basta usare qualche piccolo accorgimento grafico per rendere la slide più leggibile e l'informazione immediatamente accessibile. Vediamo un esempio rielaborando una slide tradizionale:


Per prima cosa eliminiamo il segno grafico del  punto elenco, poi creiamo una tabella a due colonne e inseriamo a sinistra la parola chiave di ogni paragrafo (in grassetto) e a destra il testo di riferimento. Coloriamo lo sfondo delle righe in modo alternato e otteniamo una slide graficamente più organizzata, migliorando la sua efficacia comunicativa: 


Una trattazione più completa dell'argomento sarà pubblicata a breve nella sezione ebook , dove sarà possibile scaricarne una copia gratuitamente.

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